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in questa pagina potrai scaricare in formato PDF l’appendice del mio nuovo libro

Un libro scritto a due voci da due esperti della materia (da punti vista opposti), dotati entrambi di sensibilità e capacità di elaborazione, e per giunta estremamente motivati dal loro coinvolgimento diretto.
Il tema – l’approccio e la guerra contro le malattie infiammatorie intestinali croniche, che sono in modi diversi al centro delle loro vite – viene approfondito con ostinazione e intelligenza acuta, alla ricerca delle ragioni profonde non solo del male stesso, ma anche delle sue cause più remote, da individuarsi, di volta in volta, nelle abitudini di vita, nelle diagnosi difficili o superficiali, nel rifiuto caparbio e vano dell’accettazione da parte dei pazienti, fino al diffuso malcostume corrotto di chi lascia che il nostro cibo e l’aria che respiriamo siano saturi di sostanze nocive, troppo spesso all’origine delle malattie del nostro tempo.

La cura, quindi: non solo la terapia, ma l’accudimento e l’immedesimazione di un medico come si deve che si affianca (letteralmente: e anche questa è cura) alla rabbia e all’urgenza di vita accettabile di un paziente alle prese con le Mici (sigla dal suono tenero che indica queste devastanti malattie). Una riflessione che si trasforma in un grido di allarme e in un pressante invito all’autoprotezione dai veleni del terzo millennio, inodori, insapori, subdoli e onnipresenti. Prefazione di Francesco Amenta.

Appendice

Propongo, in punta di piedi, alcune domande al fine di poter delineare meglio alcuni spunti di riflessione.

a) Quanto i Servizi sanitari regionali si impegnano realmen-te nella prevenzione a basso costo e ad alto risultato che è quella primaria, consistente in corrette abitudini di vita?
Considerando che mediamente ogni giorno in Italia 1000 persone ricevono una diagnosi di cancro e che almeno il 40% dei tumori dipende dagli stili di vita, significa che si potrebbe avere una marcata riduzione dei costi, anche personali di sof-ferenza, migliorando la prevenzione primaria tenendo conto, inoltre, che nel settore oncologico sono impiegati più di 2400 medici e 4700 infermieri, oltre ovviamente al restante perso-nale sanitario (biologi, farmacisti, tecnici ecc.), secondo i dati AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica, 2017).

b) Perché chi ha ruoli direttivi in Sanità non appare interessarsi della prevenzione in maniera adeguata?

c)Perché, come pazienti, risulta più facile assumere una compres-sa piuttosto che fare attenzione al cibo che ingeriamo, attuare almeno mezz’ora di camminata giornaliera e non fumare?

d) Abbiamo mai pensato che cercare di vivere in maniera più «sana» ha una valenza anche etica nel ridurre le spese sanitarie?

e) Dalla precedente domanda ne scaturisce un’altra sulla liceità di far pagare le spese sanitarie a chi fuma, ha comportamenti a rischio e altro ancora.

Copertina

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